Tricolore 2021

Il 7 Gennaio cade l’anniversario del Tricolore (1797) ed anche noi vogliamo commemorarlo con due contributi di nostri concittadini, e con l’intervento che tenne il poeta Mario Luzi il 7 Gennaio 1997 a Reggio Emilia, in occasione del Bicentenario.


Il primo contributo è quello di un articolo del nostro concittadino Carlo Baldi, Ex Assessore del Comune di Reggio Emilia, sul Resto del Carlino Reggio del 29/12/2019, per l’imminente commemorazione dello scorso anno, con una visuale da storico “partecipe” all’entusiasmo rivoluzionario di quel periodo, che noi condividiamo pienamente.

«Il Tricolore? Meno retorica e più storia»

«La nascita della bandiera il 7 gennaio 1797 fu accompagnata da una vera rivoluzione: l’anniversario merita maggior vitalità ed energia»

Leggo dei preparativi per la manifestazione del 7 gennaio, l’anniversario della nascita della Bandiera Tricolore della repubblica Cispadana nel 1797, bandiera poi diventata simbolo nazionale con l’Unità d’Italia.
Da diversi anni si effettuano i festeggiamenti, con lectio ripetute a volte dalle stesse persone, ma, come mi diceva il prof. Luciano Serra, non avverto la piena valorizzazione di quel momento storico, di quei ribelli che, mutuando dalla Rivoluzione Francese e da Napoleone, avevano attuato significative realizzazioni poi cancellate o assopite col ritorno del Duca e la Restaurazione.
Alla fine del 1700 Reggio contava circa 17.000 abitanti in città e 23.000 nel distretto. Di questi oltre il 30% era poverissimo e l’analfabetismo imperava : nelle donne solo il 10% era in grado di fare la propria firma e negli uomini il 20%.
Cosa fecero i rivoluzionari reggiani dal 1796 al 1806 ?
In primis l’apertura del Ghetto ebraico e la demolizione delle porte che chiudevano il suo ingresso in via dell’Aquila, poi l’abolizione della nobiltà ereditiera.
«La Nobiltà ereditiera è abolita per sempre dalla Repubblica. In conseguenza non si potranno usare da veruno i titoli di Marchese, Conte, Cavaliere, Barone, Scudiere, Principe, Duca, né quelli di Signoria, Eccellenza ecc.» si legge all’ art. 1 del decreto del 12 ottobre 1796.
Fece seguito l’abolizione del Tribunale dell’Inquisizione di Piazza S. Domenico.
Indi affrontarono il problema dell’istruzione che divenne pubblica, togliendola ai Gesuiti che gestivano privatamente le scuole riservandole principalmente ai nobili ed agli ecclesiastici, con l’assunzione di nuovi insegnanti: da 787 gli alunni passarono a 2237 ed i maestri da 37 a 117; nel contempo venne istituita la Biblioteca pubblica aperta a tutti.
Lo stato civile, abolendo la competenza dell’autorità ecclesiastica, divenne pubblico coi registri comunali.
Si rese obbligatoria la vaccinazione del vaiolo.
Malgrado il terremoto, che colpì gravemente la città creando carestia e malattie, venne costituita la Società di Agraria con un piccolo podere sperimentale oltre il Crostolo, assegnando premi agli agricoltori che applicassero i nuovi criteri scientifici nelle coltivazioni ed intervennero per ridurre la proprietà agraria che , per circa 300.000 biolche, escludendo Guastalla, Poviglio e Gattatico legate a Parma, era in mano a nobili ed a enti laici o religiosi.
Nello stesso tempo venne costituita la Società di arti meccaniche e l’Istituto Civico dei Commercianti per istruire e avviare alle professioni i giovani e perché il popolo divenisse ”operoso, colto e onesto”.
Venne costruito altresì il Cimitero fuori porta ed istituito il sistema metrico decimale in sostituzione delle locali misure della pertica e del braccio. Con l’intervento di Napoleone vennero aboliti poi i dazi con Guastalla e Novellara e progettata la strada Reggio-La Spezia attraverso il passo del Cerreto e il canale Reggio-Guastalla.
Vorrei infine ricordare un atto altamente significativo, dopo la fiammella accesa Il 20 agosto 1796 per opera della nota fruttivendola: 350 persone, accompagnate ciascuna da un povero, intervennero in Piazza del Duomo ad una grande festa, con balli e pranzi, all’insegna del principio che ”gli uomini sono nati liberi e uguali nei diritti.
Dopo una decina di anni di così intensa attività intervenne la Restaurazione ed il Duca; gli atti della rivoluzione vennero aboliti. Si istituirono di nuovo i titoli ed i privilegi nobiliari, ritornarono i Gesuiti a condurre le scuole, impossessandosi della Biblioteca Pubblica istituita nel 1796 e dotata di 32.000 volumi.
Ma i semi della libertà erano stati gettati e continuarono a germogliare fino all’Unità d’Italia ed anche successivamente.
«La rivoluzione reggiana del 1796 si qualifica per i suoi atti.» mi diceva il prof. Luciano Serra, ricordandomi le parole del Foscolo che definiva Reggio la «città animatrice d’Italia».
Forse nell’anniversario della bandiera, più che manifestazioni un po’ retoriche, merita la valorizzazione di quei fatti, cercando di capire quanto ha significato nella storia della nostra città questa decina di anni ed augurandosi che Reggio possa riprendere l’energia e la vitalità di iniziative che caratterizzarono quel breve periodo storico.

Carlo Baldi, 29/12/2019


Il secondo contributo è quello di un altro nostro concittadino citato nel suo articolo dallo stesso Carlo Baldi, ed è una poesia in dialetto reggiano del compianto Professor Luciano Serra, una poesia non dal tono commemorativo, ma che esprime in tono inusualmente “agrodolce” il rammarico di chi ha continuato a credere in certi valori e si è trovato a fronteggiare un evidente declino istituzionale. (Il riferimento all’uso improprio della bandiera è ad un fatto ben noto di un recente passato).

LAMÈINT D’ UN IMBAMBÎ

A ghé mia tânt da réder, quêsi gnint.
Mé a sòun stèe un di quâter imbambî
ech cherdiven che ind al quarantesînch
al mònd al fóss, tótt ind un còulp, dvintèe
bòun bòll, pacéfich, sèinsa piò fasésta.
E in quant al triculòur ch’l’é nèe ché a Rèzz
a n’aré mai pinsèe che un vilanâs
l’aré druvèe a spasêres al rusòun.
A gh’é mia tânt da réder, quêsi gnînt.

Luciano Serra
dalla raccolta E tótt i dé la lûs – 2002

LAMENTO DI UN RIMBAMBITO

Non c’è tanto da ridere, quasi niente.
lo sono stato uno dei quattro rimbambiti
i quali credevano che nel 45
il mondo fosse, in un sol colpo, diventato
buono, bello, pacifico, senza più fascisti.
E in quanto al tricolore che è nato qui a Reggio
non avrei mai creduto che un villanaccio
l’avrebbe usato per spazzarsi l’orifizio anale.
Non c’è tanto da ridere, quasi niente.

La versione in dialetto è recitata dal nostro Luciano Cucchi

Ci piace concludere con il compianto poeta Mario Luzi, ed il suo bel discorso tenuto a Reggio Emilia il 7 Gennaio 1997 in occasione del Bicentenario del Tricolore. Lui stesso ricorda come la commemorazione del Centenario, nel 1897 fu tenuta da Giosuè Carducci.

Ringraziamo Radio Radicale presso le cui teche abbiamo ritrovato l’intervento di Mario Luzi che riproduciamo qui sotto.



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