DIALÈT E POÉSÈIA

La Poesia nel Dialetto Reggiano
(Anche le nostre)

Se per sua natura il dialetto è la lingua parlata, la lingua dell’immediatezza, esso si rispecchia naturalmente nel vasto e profondo mare della lingua declamata, dalle composizioni spesso satirico-umoristiche delle Sirudèli, il nostro “rap” ante litteram in dialetto, alla composizioni poetiche più propriamente dette che, al di là della loro profondità, conservano una sapore di quella genuina “ingenuità” che ritroviamo anche nelle opere dei cosiddetti pittori naïf, che parlano in definitiva lo stesso linguaggio.

Come detto, vasto e profondo è il mare della nostra poesia dialettale, e non abbiamo certo la pretesa di rappresentarlo qui compiutamente, ma di praticarvi le nostre giocose nuotate ed immersioni, per ricuperare testi ed autori, aggiungendovi anche l’acqua nuova delle nostre stesse composizioni e proponendo le varie opere, ove possibile, col testo recitato a fronte.

Crediamo inoltre che molti reggiani sostenitori del dialetto abbiano in un qualche “cassetto” una qualche poesia in dialetto, già scritta o da scrivere, con cui non partecipano ai concorsi ufficiali, ma che potrebbero desiderare di condividere. A questo fine abbiamo predisposto una vetrina a disposizione di chiunque voglia approfittarne.

La nostra “Antologia” ragionata sui poeti della Léngua Mèdra Arşâna ▬►


Poesie e “Sirudèli” composte nel nostro Gruppo ▬►


Una vetrina a disposizione di chiunque voglia inviarci il suo materiale ▬►


Inauguriamo questa pagina con una poesia di Libero Sassi, accompagnata da una tempera di Giuliana Borghi del 1975 e dal recitato della stessa poesia a cura del nostro Luciano Cucchi.

UNA CA’ VODA
A finés l’asfélt,
una caréda,
una cà voda …
Cuma l’è bróta ‘na cà voda!

Al tralédi al séren j’ùs,
una fnèstra la sbàt
come al pensér d’un mat,
una grònda in spicaiòun
la fa din doun …
Cuma l’è bróta ‘na cà voda!

La cócia dal can
l’è pina d’urttigh,
al pòs al s’è schè,
al sintirein al s’è scanšlé.

Chi pasa per la stréda
al dis: l’è ‘na cà voda,
una cà abandunéda;
l’an fa mia cumpasioun,
agh’ pensarà al so padroun …

Nò, a dis chi gh’è nasù,
chi gh’è chersù,
còla egh gh’è andèda sposa:
l’è bróta ‘na cà voda.

UNA CA’ VODA
Finisce l’asfalto,
una carraia,
una casa vuota …
Com’è brutta una casa vuota!

Le ragnatele chiudono le porte,
una finestra sbatte
come il pensiero di un matto,
una grondaia penzoloni
fa din don …
Com’è brutta una casa vuota!

La cuccia del cane
è piena d’ortiche,
il pozzo s’è seccato,
il vialetto è cancellato.

Chi passa per la strada
dice: è una casa vuota,
una casa abbandonata;
non fa proprio compassione,
ci penserà il suo padrone …

No, dice chi c’è nato,
chi c’è cresciuto,
colei che vi è andata in sposa:
è bruta una casa vuota.


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