La Vedrèina ed la Poésèia Arşâna

Queste pagine di Vetrina sono a disposizione di chiunque abbia nel “cassetto” una qualche poesia in dialetto Reggiano, già scritta o da scrivere, che potrebbe desiderare di condividere con noi.
Basta utilizzare la scheda commenti in calce ad ogni pagina, oppure l’indirizzo email dei contatti.

Inauguriamo questa vetrina con la condivisione dei lavori degli allievi di Brunetta Partisotti, nel suo Gruppo di Scrittura Creativa formatosi tra i partecipanti di un corso della LUC.
La prova, a nostro avviso veramente impegnativa, era la seguente:
”Come ha fatto Carlo Porta traducendo in milanese Dante, prova anche tu a tradurre in Dialetto Reggiano una poesia famosa a tua scelta. Scoprirai come è difficile mettere per iscritto il dialetto – che è lingua “parlata” per eccellenza – !!
Elenchiamo i lavori per ordine alfabetico degli autori, senza nessun intento di graduatoria di merito.


BARTOLI MAURA

Il passaggio d’ Enea
di G. Caproni
1 Didascalia
Fu in una casa rossa:
la Casa Cantoniera.
Mi ci trovai una sera
di tenebra, e pareva scossa
la mente da un transitare
continuo, come il mare.

Sentivo foglie secche
nel buio, scricchiolare.
Attraversando le stecche
delle persiane, del mare
avevano la luminescenza
scheletri di luce rare.

Erano lampi erranti
d’ammotorati viandanti.
Frusciavano in me l’idea
che fosse il passaggio d’Enea.

Al passag d’Enea

1 Didascalia
L’era in na cà rossa:
la Cà Cantonera.
Am catev là na sira
nigra, e la meint
la pareva sbatuda da un’ander
insistent, cme al mer.

A sentiva al foi sechì
chi scrocheven in dla not.
A travers al persiani dal fnestri
ai scheleter ed al lusi reri
i gheven al chiaror dal mer.


Ieren lamp chi vagheven
i fer dal moto chi paseven in dla streda.
A gheva l’idea
ca fos al passag d’Enea.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

Poesia originale di
Bartoli Maura

Adeji
im vinen fora i ricord
ed quand a sera putela.
La cà ed mi non,
in dove andeva a paser al giurnedi d’iste’,
la gheva, de dre’,
un po’ ed vegna.

Dopa la vendemmia
tott i svinant i riveven in dl’era
e tott insem a se schisceva l’ova.
Al ciacer e al risedi ch’as feven!
Per nueter putei
ieren semper di momeint specel.

Anca quand a ghera al sfuin
la ginta la gneva a der na man.
Me, insem a chieter putei,
a zugheven a buteres denter
al moc’ dal foi sechi.
La sira agheven tott  ‘na spiura!
Al nostri meder, alora,
is feven fer al bagn
in dla mastela, in dla cuseina.

Versione in Italiano

Adagio
mi tornano i ricordi
di quando ero fbambina.
La casa di mio nonno,
dove passavo le giornate d’astate’,
aveva, dietro,
un po’ di vigna.

Dopo la vendemmia
tutti i vicini arrivavano nell’aia
e tutti insieme pigiavamo l’uva.
Le chiacchiere e le risate che si faceva!
Per noi bambini
eran sempre momenti speciali.

Anche quando si sfogliava il granturco
la gente veniva a dare una mano.
Io, con gli altri bambini,
giocavamo a buttarci dentro
il mucchio di foglie secche.
La sera avevamo tutti  un gran prurito!
Le nostre madri, allora,
ci facevano il bagno
nella mastella, in cucina.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

GRASSI MARIA

Sono nata il ventuno a primavera
di Alda Merini
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprir le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Sun nasuda al vintun in premaveira

Sun nasuda al vintun in premaveira
an saiva mia che naser mata,
arvir la terà
a pres scatener timpasta.
Acsè  Proserpeina alsera
la ved piover in sema al erba,
insema ai gros frumaint gentil
e la pians seimper la sira.
A ghe al ches cla sia la so orasiaun.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

MATTIOLI CESARE

George Gray
E.L. Master (Spoon River)
Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

George Gray

Io studie tanti volti
al sass che m’ an sculpi:
na berca cun la veila tireda so’ in d’un port,
a dir la verite l’era mia costache’ la me destinasioun
ma la me veta.
Perche’ l’amor al s’era sibi e m’era tire indre dal so tranel
al dulor l’iva buse’ a l a me porta, e me ghiva avu paura,
l’ambisioun la miva ciame, mo me l’iva schiveda.
Mo me vriva saveir listess quel’era al seins ed la veta.
E adesa io impare che bisogna tirer so al veili
e ciaper i veint dal noster destein,
anca seinsa saveir in do l’andra’ la berca.
Et po dvinter mat a cercher un seins a la veta,
ma na veta seinsa seins le na tortura
cat mov tota la pansa ed i bude
le come na berca cl’a cerca al mer e ghn’a paura.


MODINI ROBERTO

L’ECLISSE
di Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

Sì, ‘st’ecrisse che fanno li scenziati,
nu’ lo nego, sarà una cosa bella,
ma però tutti l’anni è ‘na storiella,
ciarimanemo sempre cojonati.
L’antr’anno mi’ fratello pe’ vedella
ce venne espressamente da Frascati,
stette un’ora coll’occhi spalancati
senza potè scoprì manco ‘na stella.
Se er celo è sempre nuvolo, succede
che un’antra vorta, quanno la faranno,
nun ce sarà gnisuno che ce crede.
E io ciavrebbe gusto: perché quanno
er celo è annuvolato, chi la vede?
che lo dicheno a fa’? perché la fanno?

LA CLISSI (l’Ecles)


Va bein. Sta clissi che fan i duturoun,
voi dir, la sra anca un bel lavour daboun
ma tot i an selta fora na truieda
e nueter ciapom seimper na fergheda.
L’an pasè me fradal per gnirla a veder
L’è gnu so cun la pina da Ligonchio
L’è ste un’ora cun i och in spicouioun
Seinsa veder na stala, mo priv crader ?
Se ghè seimper cuacè va po a finir
Che quand la tournen a far, stetra punteda,
Ag cred po pio nisun as pol bein dir
E a gharè cara perchà  quand
ghe cuacè per tot al smani, mo chi la ved ?
sal disni a far? Perchà la fani?

MERIGGIARE
di Eugenio Montale – Ossi di seppia

Meriggiare pallido e assorto
Presso un rovente muro d’orto
Ascoltare tra i pruni e gli sterpi
Schiocchi di merli frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o sulla veccia
Spiar le file di rosse formiche
Ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
A sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
Lontano di scaglie di mare
Mentre si levano tremuli schricchi
Di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
Sentire con triste meraviglia
Come tutta la vita e il suo travaglio
In questo seguitare una muraglia
Che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

DOPMESDE

Dopmesdè  incantè  e smort
Ataca a un buint mur d’ort
Star a sintir tra la brogna e i sproc
Marel che sceflen besi in tal fos.

In tal sbreg ed la tara o in sema al mur
Guardar al fili ed furmighi rosi
Che se sbreghen e se smarcien da per lor
In sema a un muntagnol  cichin e dur.

Guardar tramas al foi di pcoun ed mar
Che quesi quesi a sambren palpitar
Intant che as seint da la muntagna pleda
Un fastidios armor
Ed sigheli che canten, che lavor !

E va por là in mes al sol c’al sciopa
La to tristasa la ne sra mai tropa.
Tela a  la veta e tot al so pantioun
L’è inotil che te et vag  along al mur
Perchà al ga in sema di scos ed veder dur.


OVI CRISTINA

LUNA SCARLATTA
di Jacques Prévert

Fra i denti di una tagliola
la zampa di una volpe bianca
e sangue sopra la neve
sangue della volpe bianca
e tracce sopra la neve
tracce della volpe bianca

che fugge su tre zampe
nel sole che tramonta
con stretta fra i suoi denti
la lepre ancora viva.

LUNA RÒSA


In ti dèint  ed  na  taiōla
al pe’ d’na volpa bianca
e sangov insema alla neiva
al sangov d’la volpa bianca
e psaghedi  insema alla neiva
psaghedi d’la volpa bianca

c’la scapa con tri pē
cuntra al sol cal câla
cun strèca in meša ai deint
la levra ancòra viva.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

NON CHIEDERE
di Jacques Prévert

Non chiedere alla foglia di non muoversi.
Non può… c’è il vento!
Non chiedere al sole di rimanere immobile.
Non può… c’è la notte!
Non chiedere all’uomo di vivere in eterno.
Non può… c’è la morte!
Non chiedermi di non amarti.
Non posso… ti ho vista!

D’mandèrel mia


D’mandèrel mia a la foia da’n  movres.
La mpol mia … a ghe l’veint!
D’mandèrel mia al sol de ster fērom.
An pol mia …a ghe la nȏt!
D’mandèr mia a l’omen   de scampêr seimper.
An pol mia … ghe la mort!
D’mandèrom mia d’an vrairet mia bein.
An pos mia … a to vést!

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

PANCIROLI PAOLA

Un giorno dopo l’altro
di Luigi Tenco

Un giorno dopo l’altro
Il tempo se ne va
Le strade sempre uguali
Le stesse case.
Un giorno dopo l’altro
E tutto è come prima
Un passo dopo l’altro
La stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
Quell’avvenire che avevano sognato
Ma i sogni sono ancora sogni
E l’avvenire è ormai quasi passato.
Un giorno dopo l’altro
La vita se ne va
Domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
E dalla riva sembra un punto lontano
Qualcuno anche questa sera
Torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l’altro
La vita se ne va.
E la speranza ormai è un’abitudine.

Un dè atac a cl’eter

Un dè atac a cl’eter
E al teimp lè là c’al và
Al stredi in seimper còli
Cumpagni in anch’al cà
Un dè atac a cl’eter
Mia gnint c’al sia cambiè
Un pas davanti a cl’eter
Seimper c’la veta lè.
E i occ d’atorna i serchen
Tot col ch’iven sugnee
Ma i sogn in seimper sogn
E al dman lè bel andee.
Un dè atac a cl’eter
E la veta la fines
Al dman cumpagn a incò.
La neva l’è partida
Guarderla da la riva
La per un punt luntan
Quied’un anca stasira
Delus al torna a cà pian pian.
Un dè atac a cl’eter
E la veta la fines.
Al de d’inco sperer l’è sol un’abitodin.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

RAGNI SANDRA

Salve ragazza
di Catullo

Salve ragazza! Naso non hai piccolo,
ed il piede non bello, occhi non neri,
dita non lunghe, bocca non stretta,
parola non precisa né elegante,
amica di Mamurra smidollato.
E dicono a Verona che sei bella?
E paragonano te alla mia Lesbia?
O secolo ignorante e grossolano!

Deh, ragâsa


Deh, ragâsa. Al nēš te gh’le mia cèch
e al pè mia bèin fât, ôc mia nigher,
dῑ mia lôngh, bóca mia strίca,
la parlēda mia precìša e gnàn fina,
amiga ed Mamura seinsa filoun.
E a Verouna i disen che tse bèla?
Et volen mèter compâgna a la mé Lesbia?
Oh secol gnurânt e urdinâri!

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

Cedi la strada agli alberi
di Franco Arminio

Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

Lasa la strēda ai ēlber


Agh vol di contadèin,
di poeta, ed gίnta cla sa fêr al pàn,
cla vol bèin ai ēlber e la cgnos al vèint.
Piò che l’ân dal  švilóp
agvress l’an dal riguêrd.
Riguêrd a chi casca, al sòl cal nâs
e cal mor, ai ragâs che dveinten grànd,
riguêrd ânca a un sōl lampiòun,
a un mūr scrostēe.

Incōo ésser rivolusionâri vol dir tōr via
piò che šuntêr, andêr pian piò che córer,
vol dir der valor al sileinsi, a la lūš,
a la deblèsa, al ghêrb.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

STRUCCHI ROBERTA

Versi vari di Giuseppe Ungaretti

Mattino
M’illumino d’immenso

Mataina
A bril tant tant
piò che l’univers inter


Eterno
Tra un fiore colto e l’altro donato
l’inesprimibile nulla.

Eteren
Tra un fiaur tot so e un’eter dee
an ghe gnint.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

Soldati
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.

Suldee
A stom com
in auton
sui elber
al foi.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

Universo
Col mare
mi son fatto
una bara
di freschezza.

Univers
Cun al mer
am sun fat
una bara
ad freskassa.

Versione in dialetto recitata dalla nostra Brunetta Partisotti

TURRINI SAVIO

C’è un’ape che se posa
Su un bottone di rosa
Lo succhia e se ne va..
Tutto sommato, la felicità
È  una piccola cosa.
Trilussa

La luna piena minchiona la lucciola:
Sara l’effetto de l’economia.
Ma quel lume che porti e deboluccio.
Sì disse quello ma la luce e mia.
Trilussa

M’illumino d’immenso
Ungaretti

A Ghe na Vrespa c la s mett so
Insema a un butoun ed na rosa
A lì tira su e la s nin va
Tott considere la felicité
L’è n lavor propia cichin.

La luna Pina la sfutiva na lusareina:
E sra colpa d l economia
Ma cla lus che port adre  l e propia ceca.
Se al ga rispost la lusareina ma la lus  l’é mia.

A m’impeij Grand Grand


ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER PER RICEVERE OGNI VOLTA LA SEGNALAZIONE DI UN NUOVO POST

Lascia un commento