Pietro da Talada

Pittore Reggiano del 1400

Un personaggio reggiano alquanto misterioso, di cui non siamo nemmeno in grado di mostrarvi l’aspetto, e che fino a solo cinquant’anni fa ha rischiato di rimanere confinato per sempre nell’oblio.

La proposta in questo articolo del nostro Isarco Romani è la riscoperta di questo nostro conterraneo, con un invito ad un viaggio nel tempo e nella storia, sulle tracce che ormai sappiamo essere le sue.



Punto di partenza del nostro viaggio è la Casa del Maestro, il piccolo museo a lui dedicato a Talada, dove non ci sono opere del Maestro, ma si possono vedere tutte le riproduzioni delle sue opere a grandezza naturale.

L’apertura al pubblico è possibile su prenotazione alla Proloco.

Tutto parte da Talada, borgo medievale del nostro appennino, situato in prossimità di Busana, nella piccola valle che da Castelnovo ne’ Monti digrada verso il Secchia.
Leggenda vuole che il nome stesso del borgo significhi che il paesino era situato originariamente più in alto, ma che sia poi smottato all’attuale collocazione a seguito di una frana.


Trittico di Borsigliana, chiesa di Santa Maria Assunta di Borsigliana (Sillano Giuncugnano – LU) – Foto di Gianfranco Nasi

Parlare di Pietro da Talada è soprattutto proporre un invito al viaggio: nel tempo, nella storia, nell’arte e nel territorio dell’appennino tosco-emiliano, di qua e di là dal crinale; e nel mistero.
Di questo pittore abbiamo pochissime notizie; quasi nessuna della sua vita, che poteva essere del tutto dimenticata assieme al suo nome non fosse stato per una firma, unica, che ha lasciato su una delle sue opere in una iscrizione oggi perduta, miracolosamente recuperata per mezzo di una foto del primo novecento;
il pezzo di tavola su cui era collocata è stato infatti segato con scopi dissimulatori, il trittico sul quale era apposta smembrato in uno dei non pochi tentativi di trafugamento (furti e sottrazioni commissionati da mercanti talvolta con qualche complicità insospettabile) che hanno riguardato alcune delle sue opere già a partire dalla fine dell’Ottocento, rimanendo a ciò che si sa.

Qui sopra la Chiesa di Rocca di Soraggio

A fianco: La pala centrale del trittico

Di questo trittico rimangono oggi la tavola centrale e una tavola laterale, entrambe conservate al Museo di Villa Guinigi a Lucca. Il trittico si trovava nella chiesa di Rocca di Soraggio (o prima ancora nella rocca stessa).

Siamo a pochi chilometri da Borsigliana, dove si trova la sua opera forse più compiuta: e anche questa era stata trafugata a fine Ottocento, intercettata fortunosamente alla frontiera con la Svizzera, mandata a Roma, poi a Firenze, poi finalmente fatta rientrare – grazie all’impegno di una famiglia del posto – negli anni Trenta del secolo scorso nella chiesa di Santa Maria Assunta del piccolo borgo della Garfagnana. Grazie a quest’opera avevamo un’attribuzione, Maestro del Trittico di Borsigliana, ma non un nome. E’ cosa degli ultimi decenni il lavoro di ricostruzione da parte di alcuni storici dell’arte, che partendo da questo trittico e dal trittico con la firma Petrus da Talata di Rocca di Soraggio hanno ricondotto altre opere conservate in Garfagnana e in Alta Versilia all’unicum di Pietro da Talada. L’iscrizione col suo nome  porta per fortuna anche una data, 1463.

Non sappiamo però quando e perché Pietro da Talada abbia iniziato a studiare pittura, né come, né dove, forse a Reggio?
Il suo stile mostra tratti comuni col tardo gotico reggiano, strana definizione visto che a tale corrente artistica vanno ascritti essenzialmente due fratelli bolognesi particolarmente attivi a Reggio a metà del Quattrocento (Giacomo e Bartolomeo Maineri). Non sappiamo quando è partito per la Garfagnana (precedendo di qualche decennio il concittadino Ludovico Ariosto), con quali aspettative, quale percorso abbia seguito; non sappiamo se è poi mai tornato di qua dal crinale; non sappiamo neppure quando è nato e quand’è morto. Sappiamo che era in grado di leggere e scrivere (gli storici affermano che la conoscenza della scrittura in un pittore medievale non era cosa affatto scontata),

Sappiamo che utilizzava, per il colore rosso brillante delle sue opere, l’estratto dalle radici della Rubia tinctorum, erba che cresce spontaneamente ancor oggi dalle parti di Talada e Casale (spontaneamente o l’ha riportata lui?).
Immagine delle radici di Rubbia: da Il rosso dei poveri, di Normanna Albertini

Sappiamo che nel trittico di Borsigliana nella tavola di sinistra c’è San Prospero, forse una concessione della committenza alla sua reggianità. Sappiamo che il suo stile non era certo, per i tempi, quello delle “avanguardie” delle corti più fiorenti, ma rimane il mistero di un uomo nato in uno sperduto borgo dell’appennino reggiano nel Quattrocento che riesce ad elevarsi ad un tale livello espressivo. Sappiamo infine dove andare a vedere le sue opere, quelle almeno sin qui individuate.

L’invito al viaggio (che richiederebbe almeno qualche giorno) deve anche mettere in guardia da inevitabili difficoltà: le chiese in cui sono collocate le opere di Pietro da Talada sono per lo più chiuse, per potervi entrare occorre darsi da fare, chiedere, individuare e provare a contattare i bravissimi volontari che ancora curano questi luoghi, o cercare il prete che magari deve seguire contemporaneamente tante parrocchie in borgate e valli limitrofe.
Un percorso ideale potrebbe partire proprio da Borsigliana, raggiungibile in meno di mezz’ora dal passo di Pradarena nel versante toscano, poco dopo Sillano; tornando indietro a Sillano si prende la strada che passa da Rocca di Soraggio per poi arrivare a Corfino (qui, caso unico, la chiesa è sempre aperta).

Polittico di Corfino, particolare (San Lorenzo, Madonna col Bambino in trono, San Giovanni Battista), Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso (Corfino di Villacollemandina – LU) – Foto di Isarco Romani

Si attraversano luoghi molto belli, ma è giusto lasciare il gusto della sorpresa. Poi si può andare a cercare la chiesa di Vitoio di Camporgiano.

Pala di Vitoio, al centro Madonna marmorea del Cinquecento, Chiesa di Santa Maria Assunta (Vitoio di Camporgiano – LU) – Foto di Isarco Romani

Da qui, passando per Castelnovo di Garfagnana, andare in Alta Versilia a Stazzema.

La Vergine Assunta dona la sacra cintura a San Tommaso alla presenza degli Apostoli e dei SS, Giustina e Giovanni Battista, Chiesa di Santa Maria Assunta (Stazzema – LU) – Foto di Pietrodapisa dal sito pietrodatalada.it

Infine rientrare a Castelnuovo e andare, passando per Sillico, all’Eremo di Capraia, che rappresenta una sintesi ideale del viaggio: un luogo suggestivo ed un’opera davvero sorprendente per il soggetto: la Madonna che insegna al Bambino a leggere e a scrivere.

Appena fuori contesto, rimane da visitare il museo di Villa Guinigi a Lucca, magari passando da Barga dove c’è un frammento non ben conservato di Madonna con Bambino attribuito a Pietro da Talada. Un’ulteriore tavola è presso una collezione privata di Firenze e un’altra sua opera di piccole dimensioni (uno scomparto di predella chissà da dove prelevato), in un museo in North Carolina.

La Garfagnana, con cui la nostra montagna ed anche la nostra città hanno sempre avuto relazioni di ogni tipo nel corso dei secoli (dai tempi di Matilde almeno), meriterebbe sempre e in ogni caso una visita, ma il percorso sulle tracce di Pietro da Talada costituisce un eccellente pretesto ed un filo conduttore particolarmente suggestivo.

Ed infine: possibile che l’Ariosto, nei suoi tre anni in Garfagnana (sebbene per lui non sia stato un periodo propriamente riposante), non si sia mai imbattuto in un’opera di Pietro?
1463 – 1522, solo sessant’anni, gli stessi luoghi. Forse sì, ma abituato alle alte e raffinate espressioni artistiche della corte di Ferrara non l’avrà minimamente preso in considerazione; oppure, chissà, anche solo due righe, un qualche appunto…

Isarco Romani, Dicembre 2020


Bibiografia Essenziale

Normanna Albertini, Pietro da Talada, un pittore del Quattrocento in Garfagnana, Garfagnana Editrice, 2011

Maria Teresa Filieri, Pietro da Talada ed il Trittico di Borsigliana, Pacini Fazzi Editore, 1991

Maurizio Maggiani, I luoghi dell’anima, viaggio sentimentale in Garfagnana, F. Motta Editore, 2007

Clementina Santi (a cura di), Pietro da Talada, un pittore del Quattrocento tra l’Appennino reggiano e le Apuane, Unione Comuni Garfagnana, 2015

Oreste Verrini, Madri. Sulle orme del pittore Pietro da Talada lungo l’Appennino Tosco-Emiliano, Fusta Editore, 2019


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1 commento

  • interessante Pietro da Talada, mi desta curiosità per approfondire la conoscenza del Maestro ed anche dei luoghi. Ben dettagliata la foto del sig. Nasi.

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